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Gestire la finanza familiare significa esercitare leadership condivisa, coinvolgendo tutta la famiglia per costruire strategia, crescita e collaborazione.
La prima regola per riprendere il controllo: rimanere fedeli alla pianificazione e riportare ogni decisione alla razionalità attraverso il dialogo e l’ascolto del cliente.
Il nostro ruolo di filtro: ascoltiamo il cliente, valutiamo le richieste e le trasformiamo in opportunità per guidare al meglio gli investimenti.
Se il cliente non vuole farsi guidare, bisogna lasciarlo andare finché non sarà pronto
Come nel golf, anche nel management l’errore non è una sconfitta, ma un punto di ripartenza per migliorarsi e raggiungere l’eccellenza.
Un cliente voleva vendere tutto durante la crisi Covid. Con calma e fiducia, abbiamo trasformato la paura in una lezione di valore.
Oggi parliamo di chi gestisce e di chi guida: perché la vera differenza non sta nei numeri, ma nella capacità di conoscere, capire e accompagnare davvero il proprio cliente.
Nel Private Banking non tutto va condiviso. Mostrare risultati o clienti non dimostra valore: la vera forza è nella discrezione.
Nel private banking la discrezione è un pilastro fondamentale: significa eleganza, coerenza e rispetto, qualità che oggi più che mai determinano il vero successo professionale.
La stabilità è la chiave per crescere: resilienza, lucidità e coerenza nei momenti difficili sono ciò che ispira fiducia e successo.
La vera ricchezza di un professionista è la sua reputazione, fatta di coerenza, fiducia e comportamenti quotidiani dentro e fuori dal lavoro.
L’affidabilità di un professionista si costruisce con coerenza tra parole e gesti, disciplina e costanza, per mantenere rapporti equilibrati e di fiducia con chi ci affida i propri patrimoni.
Come manager, osservare e comprendere il silenzio dei propri collaboratori è fondamentale.
L’ascolto attivo è un elemento chiave della leadership efficace.
Il silenzio in una riunione non è mai banale: può nascondere concentrazione.
Un manager di successo non è semplicemente colui che gestisce numeri e obiettivi, ma chi sa osservare e conoscere davvero le persone del proprio team.
Riconoscere il talento nascosto è fondamentale per costruire percorsi di crescita autentici.
La leadership empatica non solo sostiene le persone, ma rafforza la squadra e porta a risultati più solidi e duraturi.
Non brillano… ancora. Serve visione, ascolto e un sogno per riaccendere la luce.
Dire “lavorare in squadra” non basta: servono regole, ruoli chiari e obiettivi condivisi per fare davvero la differenza.
Per guidare un’area vasta serve prima di tutto un’identità: linguaggio, metodo e regole condivise creano appartenenza e direzione.
Un vero leader non controlla: costruisce cultura, condivisione e percorsi verso un obiettivo condiviso.
“Voglio costruire”, non “Quanto si guadagna?” — è da qui che capisco chi ce la farà davvero.