Essere leader tra i leader è una delle sfide più complesse e affascinanti del ruolo manageriale. Nel corso della mia esperienza, ormai più che trentennale, ho visto cambiare profondamente il significato stesso della leadership. Un tempo il ruolo manageriale era legato all’autorità conferita dall’alto e a risultati spesso di breve periodo. Oggi non funziona più così.
Il leader non esercita autorità, costruisce autorevolezza. E l’autorevolezza va conquistata ogni giorno, soprattutto quando coordini altri leader o professionisti di grande valore. Il mio compito non è imporre, ma ispirare: avere visione, dare l’esempio, creare contesti in cui le persone possano esprimersi liberamente.
Un aspetto centrale del mio ruolo è fare da ponte tra il territorio e l’azienda, tra chi coordino e chi mi coordina. Questo equilibrio è fondamentale. Essere leader significa diventare un raccordo costruttivo, capace di portare verso l’alto le idee che nascono dal basso e, allo stesso tempo, tradurre la visione aziendale in motivazione concreta per chi lavora con me.
Il vero successo, per me, arriva quando tutte le persone che ho intorno si sentono libere di parlare, di portare idee, di fare domande senza il timore di essere giudicate. Anzi, considero un valore enorme il confronto con chi ha una visione diversa dalla mia. È da lì che nasce la crescita.
Lavorare con persone di età, esperienze e mentalità diverse – dai colleghi più esperti ai giovani professionisti nativi digitali – è una straordinaria opportunità. Se un leader mantiene umiltà, curiosità e voglia di migliorare, allora il ruolo manageriale diventa un mestiere bellissimo, fatto di relazioni, ascolto e costruzione di percorsi condivisi.
Essere leader di leader significa non accontentarsi mai, continuare a formarsi, cercare stimoli nuovi e creare valore. È così che si costruisce una struttura solida, coerente e vincente per tutti.