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Essere leader di leader, mantenendo l’equilibrio con chi sta sopra

Leadership

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Ciao, sono Ottavio, Ottavio Corali. Oggi parliamo di essere leader tra i leader e mantenere equilibri con chi coordini e con chi invece ti coordina.
Oggi allora parliamo di essere leader tra i leader e mantenere equilibri tra chi coordini e tra chi ti coordina, ovvero rapportarsi con l'alto, come si dice normalmente.
È stato fondamentale in questo percorso che costruisco da circa, da poco più di 30 anni tra l'altro, in un ruolo manageriale, il cambiamento che c'è stato nel ruolo manageriale. Tanti anni fa il ruolo manageriale era basato molto spesso sull'autorità del ruolo che ti veniva conferito dall'alto e quindi avevi la responsabilità e anche la pressione di dover portare le persone che coordinavi a risultati molto spesso basati anche su un concetto di breve termine, quindi pochi maledetti e subito, come si dice normalmente. Non è mai stato nelle mie corde, devo dire francamente.
C'è stato un grande cambiamento nel ruolo manageriale. Il ruolo manageriale oggi in un settore come il nostro te lo devi conquistare tutti i giorni con l'autorevolezza del ruolo che ricopri, non certo con l'esercizio dell'autorità. L'esercizio dell'autorità non serve se coordini altri leader che fanno parte della tua struttura oppure collaboratori bravissimi che addirittura nel mio caso hanno una partita IVA, ma l'autorità sono assolutamente convinto del fatto che non serve nemmeno in ambienti diversi dove ci sono rapporti un pochettino più rigidi per contratto di lavoro, diciamo così.
Allora devi diventare un ispiratore, devi avere visione, devi essere un esempio e molto spesso questo non è così facile, ma te lo devi sentire. Ho sempre detto ai colleghi che lavorano più strettamente vicino a me o coloro i quali ambiscono a un ruolo manageriale che è un mestiere, uso volutamente la parola mestiere, che non fai per denaro, anche questo e forse più di tanti altri ruoli all'interno di un'azienda o di una struttura lo fai per passione. Devi avere la passione di non accontentarti mai, la passione di essere di esempio, la passione di guidare, di essere una fonte di ispirazione, di avere visione.
Ci sono delle complessità che per quanto mi riguarda sono grandi opportunità, che sono l'avere a che fare con mentalità diverse, porsi quale ponte tra le persone che coordini, ovvero il territorio e l'azienda, la parte alta, e qui devi trovare equilibrio. Per quale motivo? Perché devi diventare, a mio parere, colui il quale fa da raccordo costruttivo. Ci deve essere motivazione, le persone che lavorano con te, che siano come nel mio caso, io oggi coordino 19 figure manageriali che mi stanno intorno, mi coordinano tutta l'area, ma anche con gli incontri che organizzo, che organizziamo, con i colleghi che lavorano di più sul territorio.


Penso che il successo, e sono sicuro che il successo, lo ottengo nel mio ruolo nel momento in cui tutti quanti si sentono liberi di poter esprimere la propria opinione, di fare domande, di portare idee. Sei un leader quando raggiungi questo punto, ovvero nessuno delle persone che hai intorno a te si sente giudicato nel momento in cui esprime un proprio parere. Anzi, devo stimolare il fatto che tutti portino la loro opinione, e benvenga se è diversa dalla mia, se è molto diversa dalla mia ancora meglio.
Non voglio sapere se ho sbagliato, mi interessa, ma se ho sbagliato me ne accorgo anch'io. Mi interessa sapere cosa faresti tu, quindi portarmi la tua idea. Sono tutti concetti peraltro che per chi l'ha comprato, per chi lo legge, sono sul Manuale del Manager, questo l'abbiamo costruito su questi concetti.
Il nostro successo di struttura di area è costruito qua, è tutto scritto. Ovviamente non insegniamo nulla a nessuno, ma è la somma di tutto questo percorso che abbiamo fatto e stiamo facendo, perché non ci accontentiamo, vogliamo migliorare sempre. Allora il ruolo manageriale diventa bellissimo, perché lavori con le persone, perché puoi insieme costruire percorsi nuovi.
Pensate che all'interno della mia struttura attuale ci sono, siamo in 326, siamo tanti, ma è bellissimo vederli tutti in aula puntuali, che ognuno col sorriso, che è una cosa fondamentale. Abbiamo tantissimi giovani, gente di 21, 22, 24, 25 anni, e hanno idee e modi di vedere le nostre stesse cose diametralmente opposti. Non fosse altro per cultura di base, per la predisposizione naturale ad essere nati digitali, un po' come Fineco, Fineco nasce digitale e questi ragazzi sono digitali per forza.
Allora è molto interessante vedere come i miei colleghi più esperti mi chiedono di parlare con loro, perché se sei una persona intelligente, se usi modestia e umiltà, che non vuol dire accontentarsi, anzi sta proprio lì il nocciolo della questione, questi colleghi mi chiedono di parlare con questi giovani, perché la stessa cosa che io sto portando avanti con successo ci sta, è normale che io continui a farla nello stesso modo, mentre invece quando parlo con loro scopro idee completamente diverse ed è molto bello accettarle, ma la cosa più bella, tornando al concetto del leader, è proprio averli messi in condizione di poter esprimere il loro parere.


Non hanno, passatemi il termine, paura o timore, panico o timore di ruolo, perché c'è Ottavio che ha l'età del loro papà, molto spesso, e ha un ruolo importante, un'esperienza importante, allora è molto bello quando mi fanno sentire uno di loro, quindi ognuno porta il proprio contributo. Questa è un'occasione che abbiamo con frequenza, la cerchiamo, la vogliamo e sono convinto che sia uno dei motori, una delle leve di crescita dell'area che coordino, questa energia che arriva forte, la voglia di fare cose diverse, cose nuove, sempre più belle.
Certamente non ci accontentiamo mai, e anche qui il percorso formativo, il non accontentarsi, deve far parte del DNA di un leader, lo deve avere dentro, e cercare sempre stimoli nuovi, portare stimoli nuovi, idee nuove, valore. Allora nel momento in cui, vi porto i casi noti nell'area che coordino, area che coordino ripeto insieme a 19 risorse per me fondamentali, ma ci metto anche tutti gli altri colleghi, perché come dicevo poco fa, se c'è qualcosa che qualcuno avrebbe voluto realizzare diversamente, me lo dice, ed è un contributo straordinario che mi arriva dal collega più esperto e magari più anziano come ruolo, come età e come dimensioni, anche professionali, piuttosto che non dal giovane che è con me da dieci giorni, ed è fantastico questo. E questo è l'esempio quotidiano del cosa vuol dire non accontentarsi, cercare sempre qualcosa di nuovo.
E' un po' anche nel DNA della banca per la quale lavoro, per cui risulta meno complicato questo tipo di situazione da gestire, e anzi devo dire che tornando verso l'alto, proprio dall'alto, mi arriva quest'esempio del cercare sempre un contatto diretto con chi è sul territorio, sul terreno, vicino ai clienti, oppure nel mio caso vicino ai consulenti. In questo modo allora ci si sente davvero, a volte la sera ho fatto il mio dovere, l'ho fatto bene, nel momento in cui ho creato e ho vissuto momenti di questo genere, e allora essere leader, tra i leader, diventa veramente una situazione vincente per tutti quanti, vincente verso chi coordini, vincente verso l'alto, perché al tempo stesso e coerentemente con quello che ho appena detto, le idee che arrivano se sono interessantissime e impattano magari la banca, ovviamente le porto verso l'alto, perché sono idee interessantissime che arrivano da colleghi interessati a far meglio, dalla banca, alla struttura manageriale che li coordina, a loro stessi in prima persona.

 

Essere leader di leader: autorevolezza, equilibrio e visione nel ruolo manageriale

Essere leader tra i leader è una delle sfide più complesse e affascinanti del ruolo manageriale. Nel corso della mia esperienza, ormai più che trentennale, ho visto cambiare profondamente il significato stesso della leadership. Un tempo il ruolo manageriale era legato all’autorità conferita dall’alto e a risultati spesso di breve periodo. Oggi non funziona più così.

Il leader non esercita autorità, costruisce autorevolezza. E l’autorevolezza va conquistata ogni giorno, soprattutto quando coordini altri leader o professionisti di grande valore. Il mio compito non è imporre, ma ispirare: avere visione, dare l’esempio, creare contesti in cui le persone possano esprimersi liberamente.

Un aspetto centrale del mio ruolo è fare da ponte tra il territorio e l’azienda, tra chi coordino e chi mi coordina. Questo equilibrio è fondamentale. Essere leader significa diventare un raccordo costruttivo, capace di portare verso l’alto le idee che nascono dal basso e, allo stesso tempo, tradurre la visione aziendale in motivazione concreta per chi lavora con me.

Il vero successo, per me, arriva quando tutte le persone che ho intorno si sentono libere di parlare, di portare idee, di fare domande senza il timore di essere giudicate. Anzi, considero un valore enorme il confronto con chi ha una visione diversa dalla mia. È da lì che nasce la crescita.

Lavorare con persone di età, esperienze e mentalità diverse – dai colleghi più esperti ai giovani professionisti nativi digitali – è una straordinaria opportunità. Se un leader mantiene umiltà, curiosità e voglia di migliorare, allora il ruolo manageriale diventa un mestiere bellissimo, fatto di relazioni, ascolto e costruzione di percorsi condivisi.
Essere leader di leader significa non accontentarsi mai, continuare a formarsi, cercare stimoli nuovi e creare valore. È così che si costruisce una struttura solida, coerente e vincente per tutti.