Oggi voglio parlarvi di un tema a me molto caro: donne e finanza, e di come i bias possano colpire chi fa questo mestiere. Ho la fortuna di coordinare 54 donne nella mia struttura, e ho notato che spesso, nella percezione comune, un private banker uomo viene considerato più autorevole. Ma questa è una convinzione sbagliata: competenza, equilibrio e talento non dipendono dal genere.
Ho sempre creduto che una donna possa essere uguale o più capace di un uomo, e la mia esperienza lo conferma. Le donne che coordino si distinguono per equilibrio emotivo, capacità relazionale, empatia e una visione più stabile nella gestione dei portafogli dei clienti. Queste qualità rendono la loro professionalità straordinaria.
Per valorizzare questo talento, abbiamo costruito un percorso dedicato alle donne del mio team: sessioni di coaching con professioniste di alto livello, testimonianze di successo da figure femminili di spicco come Maurizia Cacciatori e momenti ludico-formativi con esperte di investimento. I risultati sono stati eccellenti: le partecipanti hanno acquisito strumenti per crescere e sviluppare leadership, senza alcuna distinzione di genere.
Nel mio ruolo manageriale, il mio compito è facilitare equità e valorizzare il talento, creando percorsi liberi da pregiudizi, dove uomini e donne possano esprimersi al meglio. Credo fortemente che la finanza sia un settore aperto a tutti: capacità, motivazione e talento sono ciò che conta davvero, non il genere.