Quando parliamo di investimenti, molto spesso pensiamo che i principali rischi arrivino dai mercati finanziari. In realtà, i veri nemici del denaro siamo noi stessi: i nostri bias comportamentali, le cattive abitudini e le decisioni emotive che finiscono per sabotare strategie ben costruite.
Nel mio lavoro vedo spesso persone che iniziano un percorso di investimento con una pianificazione corretta, impostata sul lungo termine, consapevoli che il tempo è un grande alleato. Poi però arriva la paura: una notizia negativa, un titolo allarmistico, un commento sentito al bar. E in quel momento l’emotività prende il sopravvento sulla razionalità.
Il risultato è quasi sempre lo stesso: si interrompe una strategia che stava funzionando, si disinveste nel momento sbagliato o si rimane paralizzati dalla paura, lasciando i soldi fermi sul conto corrente. Una scelta che dà tranquillità emotiva nel breve periodo, ma che nel tempo espone a una perdita certa di potere d’acquisto a causa dell’inflazione.
Bias cognitivi come l’avversione alle perdite, l’eccesso di sicurezza, il rimpianto e il confronto continuo con gli altri portano spesso a scelte incoerenti. Perdiamo di vista gli obiettivi, dimentichiamo perché avevamo fatto una determinata scelta e iniziamo a inseguire il mercato o le mode del momento.
Per questo il ruolo del private banker è fondamentale: aiutare il cliente a riconoscere questi meccanismi, mantenere disciplina e razionalità, proteggere una strategia di investimento nel tempo. Investire bene non significa indovinare il momento giusto, ma restare fedeli a un percorso condiviso, anche quando le emozioni spingerebbero a fare il contrario.