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Chi è il manager di rete

Leadership

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Ciao sono Ottavio, Ottavio Corali. Oggi voglio parlarvi di chi è il manager di rete.
Chi è il manager di rete?
Mi rifaccio al manuale che ho scritto con la mia struttura, senza voler insegnare niente a nessuno, è solo la nostra esperienza di tanti anni e di successo. Pensate che oggi siamo in 333 persone a stamattina, che è il 10 di febbraio e 17 anni fa eravamo in 48 su questa area. Poco più di 500 milioni di depositi, quasi 16 miliardi.
Ci abbiamo messo tanto del nostro. Per dirvi chi è secondo me, secondo noi il manager di rete, vi leggo solo due passaggi poi commentiamo.
Non è solo una promozione, rappresenta il passaggio dall'individualismo all'altruismo.
Poi ve ne parlo, è un passaggio non semplice. Il suo fine è crescere insieme ai colleghi, insieme ai colleghi, in una costante trasformazione e attraverso sfide impegnative. Sfide, aggiungo, che tocca a noi come leader lanciare, vedere.
Non comanda, governa. Guida il team a dare il meglio per raggiungere gli obiettivi condivisi, aggiungo, portando l'esperienza di consulente nel nuovo ruolo di leader. Quindi, anche l'esperienza diretta conta tanto.

Senza dialogo e confronto le direttive non possono bastare. Sono convinto che questo valga in una struttura di rete, ma sono convinto che valga da altre parti. Vi leggo ancora due righe.
Porta la squadra a superare se stessa, a ottenere risultati e a diventare più forte, affrontando anche difficoltà inimmaginabili. Per quale motivo? Perché se vedo un percorso, vedo A, vedo B, ma un B che magari nessuno immagina, durante il percorso magari ho qualche complessità che non ho visto e quindi va affrontata.
Non rinuncio a B. In questo percorso il manager è una marcia in più per il gruppo. Vi ricordate quello che ho appena detto, passare dall'individualismo all'altruismo, crea relazione.
Passa dall'io al noi, diventando un professionista migliore, collegando e mettendo a frutto competenze diverse. Le competenze diverse sono quelle che ho all'interno del team. Passare dall’io al voi è complesso.
Il manager deve essere il primus inter pares, deve essere il primo tra i pari, quello che non ordina, quello che governa. Devo guidare senza schiacciare, anzi devo fare emergere i talenti, senza paura di scoprire che qualcuno può essere più bravo di me. Anzi, anzi.
Penso che un grande leader debba saper vedere e far crescere altri leader.

Saranno sempre diversi da lui. Attenti, se volete parlare di meriti, il merito sarà sempre del leader far crescere altri.
Ci sono situazioni dove qualche capo tende a schiacciare, non c'è nulla di più sbagliato. Non deve aver paura il leader di far crescere gli altri. Il leader deve prendere anche l’onere della decisione, ascoltando gli altri, ascoltando tutti, valorizzando il parere di tutti, ma non per questo deve rinunciare alla decisione che è e rimane propria.
Motivandola, ma non deve fare a tutti i costi accontentare un pezzettino tutti. Accontentare tutti vuol dire scontentare tutti. La decisione deve essere del leader.
A questo punto acquisisce ancora più autorevolezza, sempre motivando. Non esiste un perché sì, non esiste un perché no. Quindi lo dico io non vale. Mai.
Ci sarà, come ho detto prima, l'importanza dell'esperienza che si ha, l'esperienza sul campo. Quindi so di che cosa sto parlando.
Se parlo con un consulente finanziario che comincia anche domani il lavoro, anche se ho un ruolo oggi apicale nella mia struttura, so che cosa vuol dire andare da un cliente. So che cosa vuol dire andare da un cliente quando il mercato fa meno, meno, meno, meno, meno. So che cosa vuol dire fare una proposta. So cosa vuol dire quando qualcuno ti sbatte la porta in faccia. Al tempo stesso quando faccio crescere i miei manager so che cosa vuol dire passare dall’io al voi. Quindi non ragionare più per se stessi ma per gli altri e di conseguenza per te.
Perché comunque rimani un uomo che ha un obiettivo molto chiaro che è quello di raggiungere gli obiettivi aziendali.

Il primo compito di un leader e di un responsabile di struttura, passatemi il termine, a volte quando lo chiedo in tante aule mi sento dire far crescere il gruppo, voler bene agli altri, la formazione. Il primo obiettivo è raggiungere il risultato aziendale. Punto.
Dopo c'è modo e modo. E il modo deve essere quello del leader, quello che fa crescere il gruppo, quello che trascina le proprie persone a raggiungere risultati inimmaginabili.
E allora lì c'è la forza, c'è la squadra. Facciamo da ponte tra quelle che sono esigenze del team, esigenze dei tuoi riporti diretti se a loro volta hanno dei team e a volte anche l'azienda nel proporre cose nuove in maniera costruttiva.
Non portare avanti istanze che non hanno costrutto.
Dico sempre a tutti, mi piacciono le critiche, debbono essere però costruttive. Se mi porti il problema, sei un problema. Se mi porti un problema e mi porti la tua soluzione ci confrontiamo.
Ben venga che la tua sia la soluzione migliore. Mamma mia, fantastico.

Poi parlare facile. Le persone non seguono un ordine, seguono ciò che comprendono e tutto deve essere condiviso.
La persona numero 333 che è entrata ieri in quest'area deve sapere esattamente dove vuole andare quest'area, non solo il suo diretto coordinatore. È un po' come il bravo generale che deve conquistare la collina e magari deve ordinare gli uomini di farsi sparare addosso, deve essere certo che l'ultimo dei soldati sappia il motivo e sia ingaggiato nel sapere che vogliamo tutti quella collina e allora siamo tutti disposti anche a farci sparare. Ma tutti devono sapere dove vogliamo andare, come sapere di essere supportati.
Un team non cresce per imposizioni, per imitazione, quindi il ruolo di esempio del leader è fondamentale. Il primo che deve dare l'esempio, sapete, o chi mi ha ascoltato in altre occasioni, quanto conti per me la prima impressione. La prima impressione conta tantissimo.
L'abito fa il monaco, ma il primo che deve avere l'abito giusto, che a volte è anche proprio l'abito, sei tu, sei tu che sei il leader. Ecco perché allora in ogni riunione, anche poi magari ne parleremo nelle prossime puntate, passatemi il termine, dell'importanza dell'indicare il dress code se indico una riunione. Ma il primo che deve essere a posto è il leader.
Molto facile dire agli altri quello che c'è da fare. Il primo sei tu, il primo che deve fare, il primo che deve muoversi, il primo che deve sapere le cose, il primo che deve sapere come risolverti un problema, che non deve essere un problem solver, però devo saperlo. Crearsi una struttura che risolva il problema agli altri, ragionare per gli altri è difficilissimo, molto bello, ma ci sono tanti passaggi complessi, ma fanno parte della crescita anche del manager e di un gruppo. Quindi quando il bravo leader prepara una riunione deve stare molto attento a che cosa va a veicolare, perché l'errore che si fa le prime volte è quello di parlare a se stessi, di dire agli altri quello che tu vorresti sentirti dire, ma non vale. Devi pensare a loro, devi pensare a chi hai in aula, il motivo per il quale hai indetto quell'incontro magari, o quell'incontro individuale, quel colloquio, e se fai un'esposizione, magari anche con le slide, devi pensare a loro, non a te, è un passaggio che è abbastanza difficile.

E il bravo leader è colui il quale poi sa anche veicolare la traduzione delle visioni in azioni concrete, vi ho detto voglio andare da A a B, B magari è un inimmaginabile, ma te lo faccio immaginare se ti dico anche come secondo me possiamo andare da A a B, magari con l'effetto wow, non ci avevo pensato, questo cosa genera normalmente per la mia esperienza, genera un confronto, è bellissimo, perché ognuno porterà la propria idea, che può anche essere secondo me non è possibile, non è possibile per questo motivo, no non è possibile, non è possibile per questo motivo. Ok ne prendo atto perché magari è una complessità che non avevo visto, oppure riesco a motivare invece quel collega a fargli vedere una cosa in maniera diversa. Questo è il passaggio fondamentale nel diventare manager, che non è una promozione, ho i gradi. Fortunatamente in rete e uso volutamente il termine per fortuna, non possiamo esercitare l'autorità del ruolo, ce la dobbiamo giocare ogni giorno con l'autorevolezza che arriva dal nostro ruolo: esempio, autorevolezza del ruolo, esserci, creare un ponte fiduciario tra me e le persone che coordino e quando andiamo da A a B fare in modo di rendere il percorso chiaro affinché non ci siano scuse.

Chi è il Manager di Rete e come guida il team al successo

Il manager di rete: non si tratta solo di una promozione o di un titolo, ma essere manager di rete significa passare dall’individualismo all’altruismo, guidare un team con autorevolezza ed esperienza, e far emergere i talenti di ciascun membro.

Un buon manager di rete non comanda, governa. Sa ascoltare, motivare e valorizzare le competenze del gruppo, portando la squadra a raggiungere obiettivi ambiziosi e risultati straordinari. Il suo compito è creare relazioni solide, favorire il confronto costruttivo e tradurre la visione in azioni concrete.

Essere leader significa anche fare da ponte tra le esigenze del team, dei riporti diretti e dell’azienda, prendendo decisioni motivate senza cercare di accontentare tutti. Significa dare l’esempio: la prima impressione conta, l’autorevolezza nasce dalla presenza, dalla preparazione e dal saper veicolare chiaramente le strategie.

Un manager di rete efficace conosce il territorio, capisce le persone, anticipa le difficoltà e trasforma le sfide in opportunità di crescita per sé e per il team. L’esperienza diretta sul campo, la capacità di ascolto e la disciplina nel guidare la squadra rendono questo ruolo una marcia in più per raggiungere risultati concreti e duraturi.