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Leadership: guidare le persone, non solo i risultati

Leadership

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La leadership, ne sentiamo parlare o continuamente, oppure scrollando i social si parla continuamente del leader, del capo e certamente il leader non significa ricoprire, essere leader, una posizione gerarchica. Sono sicuro che sia la capacità di influenzare, motivare, aiutare le persone a esprimere il proprio potenziale e i risultati arrivano più facilmente quando prima si costruiscono fiducia, visione e responsabilità condivisa. Io vi porto la mia esperienza.
Ho cominciato a coordinare quest'area che eravamo in 48 persone, siamo in 341. Non ho mai fatto, come si dice nel settore reclutamento, ho sempre cercato di fare selezione, cerco di lavorare al meglio, sento una grande responsabilità morale verso le persone che entrano nella mia struttura, prima che professionale, a volte qualche complessità c'è, ma nel far crescere quest'area ho puntato sempre sul guardare le persone e scoprire il loro talento. Nel mio ruolo, nel ruolo del leader, è molto più facile cascare nel ruolo di capo nell’individuare le aree di miglioramento dei colleghi, cioè cosa potresti far meglio.
Quello ritengo sia sempre molto facile, molto più difficile guardare la persona che hai di fronte, scoprire i suoi talenti, valorizzare quei talenti, portarla con la visione che devi avere come leader laddove non pensava mai di arrivare. Questa mattina un collega a Verona mi ha bussato alla porta, perché ero a Verona questa mattina, mi ha detto avevi ragione, non ci avrei mai creduto, ho superato gli 80 milioni di portafoglio in consulenza e gestito. Me l'avevi detto, non ci credevo.
Volevo farmi pagare una cena, ma ho detto che lo aspetto a 100 milioni, perché è un collega che è uscito dalla banca qualche anno fa, dalla banca tradizionale, e mi ha continuato a dire io mi sarei accontentato e non pensavo neanche di arrivare a 20 milioni. Questo è il mio lavoro, trasferire con la visione al mio collega la motivazione, la forza per arrivare laddove lui non pensava di arrivare, ma non con la coercizione, con la spinta, no, con l'esempio, con l'autorevolezza, con l'indicare un percorso da poter fare, ma che lui è in grado di fare. Se lui è in grado di farlo glielo espongo, lo sentirà suo, lo condivideremo, poi ci deve essere il mio supporto, il supporto del leader, di tutto un mondo che sta intorno al raggiungimento di questi risultati.
E qua cominciamo a vedere le differenze tra capo e leader. Esempio, visione, disciplina, programmazione e resilienza, ma la qualità principale, il talento principale penso sia la visione, cioè vedere quello che gli altri non riescono a vedere. Vuol dire anche gettare il cuore oltre l'ostacolo, crederci, prendersi dei rischi, sbagliare, assolutamente sì, non essere simpatico a tutti, ci sta, ma va benissimo, ma avere la squadra con te.
L'autorevolezza, io gioco tutto sull'autorevolezza, io coordino 341 partite IVA, quindi possono dirmi di sì o di no senza spiegarmi nulla ed è giusto che sia così. L'autorevolezza sono convinto la conquisti con il comportamento, non perché ti hanno detto sei il grado di area manager, quello serve a nulla. L'autorevolezza e il comportamento fa sì che tu ti guadagni sul campo la possibilità di chiedere anche uno sforzo in più ai tuoi uomini, loro sentirsi guidati, tranquilli, protetti, coperti.
Coerenza e credibilità sono la base che crea la fiducia. Ci deve essere fiducia sempre tra di noi, quando inserisco una persona, l'ultima ieri, ci deve essere già da prima, fin dal primo incontro, un trust fiduciario molto forte, quello che ti dico è vero, quello che mi dici deve essere vero, ti chiedo impegno me lo dovrai dare, mi chiedi coerenza te la dovrò dare e trasparenza, chiarezza, supporto e quello che mi dici o quello che ti dico deve essere realizzabile. In questo modo per forza diventi il leader del gruppo e si crea sinergia, voglia di esserci e quando è che ti accorgi di questo? Quando una persona ti bussa alla porta e ti dice ti manca qualcosa per il tuo budget, premesso che non ce l'ho il budget, ma c'è un obiettivo di crescita che condividiamo sempre con l'area, vuol dire che hai fatto breccia, non hai chiesto niente alla persona che si preoccupa di sapere se può fare qualcosa per te, lo fa solo se si è creata una situazione di fiducia reciproca e di voglia di arrivare insieme a degli obiettivi.
Se dovessi esprimere qual è la cosa più importante per un leader è la capacità di ascolto, non di sentire le persone, ascoltarle, ascoltarle vuol dire intervenire, vuol dire essere presenti, conoscere le loro famiglie, conoscere le loro complessità, gratificarle quando è il momento su cose vere, sostenerle quando è il momento. Comprendere i bisogni, difficoltà e aspirazioni sicuramente permette di valorizzare le persone stesse. Sempre in un mondo che ragiona ormai molto spesso sull'intelligenza artificiale o sui social le persone e il rapporto, la relazione fanno assolutamente la differenza in ogni ruolo e in ogni ambiente.


Ascoltare ti permette di intervenire, di capire, a volte basta una parola fuori contesto per ottenere molto di più e per fare molto di più di mille riunioni dove si parla di grafici, di programmi, di crescite. Dov'è che ho misurato, con tutta la modestia del caso, il mio successo? Nella crescita che abbiamo avuto, che continuiamo ad avere. Abbiamo un portafoglio medio di area che è eccezionale, intorno ai 48 milioni, quindi molto oltre quella che è una media nazionale, probabilmente qualcosa in più per le persone consolidate ovviamente.
È stata questa crescita straordinaria e, col sorriso, avendo creato una squadra unita, coesa, dove abbiamo imparato tutti a delegare, dove ho visto delle strutture crescere, mettersi insieme, creare team, la voglia di esserci e allora diventa veramente gratificante sentirsi perché ti fanno sentire il leader di quel gruppo. Pensate che ieri ho scritto una mail a tutti quanti, nella quale credo moltissimo, scrivendo dei risultati eccezionali che abbiamo avuto nel primo semestre, che hanno avuto loro, ma ho scritto che non è poi così importante sempre il risultato. L'importante è crederci, esserci, lavorare per un sogno che hai, crederci fino in fondo e ottenere dei risultati attraverso la passione perché senza la passione non vai da nessuna parte.
Questa unita alla voglia di far fatica, di migliorare, di ricercare l'eccellenza e allora ieri sera quando un collega ha gestito un evento clienti nella zona di Padova, mi ha chiesto di poter leggere a quei 50 o 60 clienti che aveva in questa sala, queste righe, sapere poi che si è addirittura commosso leggendo quello che ho scritto e questa commozione, questa esternazione di gratificazione nei miei confronti, ma nei confronti della banca, perché io non faccio altro che seguire e lo chiamo per ridere Fineco Style, mi ha fatto un piacere enorme e ha creato con i clienti un'empatia fortissima e quindi questa è stata anche ieri sera tardi leggendo questa cosa una soddisfazione enorme e ti viene ancora più voglia di dare agli altri.
Ho imparato a dare feedback, mai un giudizio, un feedback che è una cosa estremamente diversa e la mia soddisfazione è che i miei colleghi, le persone hanno cominciato da tempo a capire che sono feedback, non sono giudizi. Cosa consente questa a un leader? Di ascoltarli.
Io devo dare, divento bravo come leader, se ogni persona si sente tranquilla nell'esprimere il proprio parere, senza la paura di essere giudicato. Oddio, ho paura di sbagliare. No, devi essere tranquillo che il tuo leader, Ottavio in questo caso, è contento, addirittura se non sei d'accordo con lui e gli dici per quale motivo, perché ascoltare è bello, ma per poter ascoltare in maniera costruttiva devi aver messo le condizioni in condizioni di poter parlare serenamente, liberamente, se no sei quel capo che giudica, oddio, piuttosto che prendermi un cazziatone, sto zitto e siamo a posto.
Nei momenti di difficoltà emerge la vera leadership, vi racconto un episodio. Quando cessiamo la nostra attività, cediamo onerosamente il portafoglio ad altri colleghi, questo lo facciamo attraverso un percorso che si chiama i team, far conoscere i clienti a chi subentrerà, sono investimenti importanti. Due settimane fa saluto un collega al venerdì mattina in ufficio, la domenica mattina questo collega non c'era più, non c'era più nel senso che è deceduto.
E allora vedere una squadra che si mette immediatamente a disposizione mia per dire, Ottavio compriamo immediatamente quel portafoglio, quindi prendendosi il rischio di perdere anche qualche cliente, comprare quel portafoglio significava dar modo alla banca di liquidare quel valore di portafoglio immediatamente alla famiglia e attenti, i colleghi non erano obbligati a farlo, potevano dire mi assegni quei clienti, li seguo io e non dare nulla e quindi è stata una soddisfazione enorme li senti di aver creato un gruppo che è corso in aiuto di una situazione di crisi importante e senza che io chiedessi, senza che il loro responsabile chiedesse, avere già gente pronta a dire tranquillo mettiamo i soldi immediatamente. Questa è stata un'esperienza veramente notevole.
Così come altri due colleghi che invece hanno cessato l'attività per pensionamento, hanno ceduto portafogli importanti, trovando la collaborazione dei colleghi, trovando piena disponibilità. Lì senti di essere diventato un leader, di aver creato qualcosa di importante, la squadra, allora capisci che i risultati che hai sono la conseguenza di un lavoro che hai fatto bene.
Le persone, lo dico sempre anche i miei colleghi, i miei riporti diretti, i group manager, cercano punti di riferimento, non la perfezione, siamo esseri umani, anche con la buona volontà possiamo sbagliare, io dico sempre che comunque non faccio il chirurgo se sbaglio qualcosa, il paziente non muore, magari litighiamo e ci scontriamo ma da lì ripartiamo. Ogni crisi deve essere sempre presa col sorriso e deve essere un punto di ripartenza e partenza per far meglio insieme. E allora vedere colleghi giovani entrati, avere delle difficoltà ma supportati, abbiamo lavorato insieme, vederli dopo tre, quattro, cinque anni non ricordare nemmeno più quei momenti di crisi, vedere dai numeri delle crescite straordinarie, credetemi che è una soddisfazione personale ancora prima che professionale che non ha veramente prezzo.
Ecco che allora il leader diventa tale, ti senti riconosciuto, senti l'apprezzamento delle persone ma non ti devi mai dimenticare che da lì non è finita, non sei arrivato, anzi aumenta l'impegno nel dare l'esempio, nell'essere presente e nell'indicare sempre visioni più ampie, non dei sogni realizzabili ma dei sogni assolutamente realizzabili e indicare loro il percorso. Allora il successo è lì.

 

Leadership: guidare le persone, non solo i risultati

La leadership non è una posizione gerarchica, ma la capacità di guidare, motivare e valorizzare le persone.
Un vero leader non si concentra solamente sui risultati, ma costruisce le condizioni perché ogni persona possa esprimere il proprio talento, crescere e raggiungere obiettivi che forse non pensava possibili.

La differenza tra capo e leader
Essere un capo significa gestire attività e risultati. Essere un leader significa creare una visione condivisa, ispirare fiducia e accompagnare le persone nel percorso di crescita.
La leadership si costruisce attraverso coerenza, autorevolezza, esempio e capacità di ascolto.

Il valore dell’ascolto e della fiducia
Uno degli elementi fondamentali della leadership è saper ascoltare realmente le persone: comprenderne esigenze, difficoltà e aspirazioni permette di creare relazioni più solide e team più motivati.
La fiducia nasce dalla coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, dalla trasparenza e dalla capacità di essere presenti anche nei momenti più complessi.

Crescere insieme come squadra
I risultati di una squadra sono la conseguenza di un percorso fatto di collaborazione, responsabilità e passione.
Un leader efficace non cerca la perfezione, ma crea un ambiente dove le persone possono esprimersi liberamente, ricevere feedback costruttivi e affrontare le difficoltà come opportunità di crescita.
Perché la vera leadership non si misura solo dai numeri raggiunti, ma dalle persone che crescono lungo il percorso.